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La colpa e l’invidia

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Data di pubblicazione:
Aprile 04, 2026

Può suonare paradossale, ma anche i narcisisti provano un sentimento che apparentemente sembra lontanissimo dall’immagine che in genere si ha di loro, ovvero il senso di colpa.

Ci si potrebbe chiedere come possa un individuo, che è in grado di passare sopra tutto e tutti pur di raggiungere i propri obiettivi senza farsi scrupolo del danno che può arrecare al prossimo, viceversa avvertire dentro di sé quella vocina che lo accusa di essersi comportato male.

Ebbene, non deve sorprendere che il disturbo narcisista comporti per chi ne è affetto un pur celato sentimento di riprovazione verso se stessi, e dunque verso le proprie azioni negative.

Come ben sappiamo, il narcisista passa la sua intera esistenza tentando di nascondere, in primis a se stesso, e di conseguenza agli altri, il grande vuoto e il buco affettivo che sono all’origine della propria personalità disturbata.

Il principale problema di un soggetto narcisista non è non sapere di avere un problema, ma piuttosto di non volerlo o saperlo affrontare, seguitando a proporsi come vincente, arrogante, sicuro di sé, a manipolare il prossimo per approvvigionarsi di quel nutrimento egotico di cui ha vitale bisogno, proprio per evitare che qualcuno possa mai scoprire la sua intima e insita debolezza e la sua profonda insicurezza.

Quindi, allorché il narcisista provi un pur vago senso di colpa, tende ad allontanarlo da sé invece di rifletterci ed elaborarlo e, di conseguenza, cerca una sorta di capro espiatorio su cui riversarlo, deviando su di esso le ragioni, e identificandolo come la causa, degli effetti negativi di comportamenti che invece sono ascrivibili a lui, al narcisista stesso.

Celare, mentire, simulare: sono questi gli istintivi atteggiamenti del narcisista.

Egli rappresenta una contraddizione vivente, una sorta di equilibrista in precario assetto fra il proprio io interiore, dove giace sepolto, ma non troppo, tutto il senso di inadeguatezza che si porta appresso generalmente sin dall’infanzia, e il proprio aspetto esteriore, quell’apparenza che deve destare sempre l’impressione di essere tutt’al contrario un esempio di impermeabile inattaccabilità, o di grandiosa vocazione al successo.

Eppure i narcisisti non mancano di temere di far male al prossimo, a chi sta loro vicino, cosiddetto senso di colpa altruistico, ma non appena questo sentimento li punge, lo allontanano per non affrontarlo; anzi, in qualche modo cercano di far ricadere la colpa, che sentono di sottofondo nel cuore, sulle loro vittime, manipolate e indotte a credere che la realtà sia quella che il carnefice propone loro.

D’altronde la colpa, a differenza della vergogna, riguarda ancor più la sfera privata, intima, di una persona.

La vergogna si può manifestare anche esteriormente, può essere in qualche modo avvertita da chi ci sta intorno, anche perché può provocare in chi la prova il desiderio di nascondersi, di celarsi al mondo.

Al contrario, il senso di colpa può essere dissimulato facilmente e nel soggetto narcisista ciò avviene in genere attraverso agiti comportamentali aggressivi, come ira, rabbia e disprezzo verso gli altri: una sorta di arma di distrazione per confondere le acque e allontanare da sé anche il sospetto che quel sentimento possa averne minimamente sfiorato l’inossidabile e coriaceo cuore.

A volte poi possono insorgere comportamenti di tipo autopunitivo, o masochistico, perché, come abbiamo ripetuto più volte, in realtà il narcisista in fondo si disprezza, teme il giudizio degli altri, o che tale eventuale disamina altrui possa portare allo scoperto i difetti inconfessabili che egli cela dietro la maschera del vincente.

Talvolta, ad esempio nei casi di narcisista covert, la colpa autopunitiva porta ad atteggiamenti di lamentoso vittimismo, di cui comunque fanno le spese coloro che hanno la sventura di vivere accanto a tali soggetti.

In tali evenienze il narcisista rischia di affondare nei gorghi della depressione, ma sarà sempre il mondo, il resto del mondo, a essere definito causa del malessere; soprattutto saranno i partner, o comunque le persone più vicine sentimentalmente, a essere utilizzati come parafulmini.

Allo stesso modo, quando provano invidia, i narcisisti la vivono come profondo disprezzo nei confronti dei destinatari di questo abietto sentimento.

Il che comporta desiderio di vendetta, perché è insopportabile per un narcisista la sola idea che possa esistere qualcuno in grado di offuscare, di fronte agli altri, la sua immagine di forza e prevalenza sociale e individuale nel proprio contesto.

Dunque l’invidia narcisistica non ha nulla a che fare con quel sano desiderio di raggiungere gli stessi obiettivi o condizioni di qualcuno cui si guarda come a un esempio, invidiato bonariamente.

In tal caso l’invidia può rappresentare uno stimolo, un motore positivo per indirizzare la propria vita e le proprie azioni là dove altri sono riusciti prima di noi o meglio di noi.

Ecco, tutto ciò non appartiene al malmostoso narcisista, che spesso gode degli eventuali inciampi o fallimenti in cui può incorrere il soggetto da lui invidiato.

E cercherà sempre di fare in modo che gli altri lo invidino, lo ammirino, dal momento che lo schema prevalente della sua esistenza è quello basato sulla competizione, e non sulla comprensione solidale e sull’accettazione delle proprie e altrui debolezze.

Bibliografia:

Giusti E. Salerno M., Terapia del desiderio maschile e  femminile, Sovera Editore

A cura di:
Dott. Marco Salerno
Psicologo e psicoterapeuta
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