Roma 28 aprile 2023

A cura del dott. Marco Salerno

 

Nel precedente articolo stavamo esaminando alcune delle
caratteristiche principali della personalità narcisistica, in modo
da fornire alcuni elementi per meglio riconoscere i soggetti
affetti da questa patologia e, se possibile, evitare di cadere
nelle pericolose trappole che costoro tendono alle loro
potenziali vittime.
Seguitiamo con altri aspetti che possono suonare quali efficaci
campanelli d’allarme quando ci si imbatte in tali individui.
Ebbene, soprattutto i cosiddetti narcisisti covert, in genere molto
meno estroversi ed esplosivi degli overt e dunque meno
immediatamente riconoscibili e identificabili, tendono a
manipolare le loro vittime attraverso atteggiamenti riassumibili
in alcune forme passivo-aggressive, come silenzi prolungati,
apparente indifferenza, creazione sistematica di ambienti
escludenti, ostili ai loro partner.
Sono metodi spesso appresi sin dall’infanzia e dunque affinati
in una intera vita.
Una vita nella quale il narcisista patologico avrà anche imparato
a fiutare quando sul suo terreno di caccia si siano avventurati
altri suoi simili, che sarà peraltro perfettamente in grado di
riconoscere a prima vista.
Allora scatta una sorta di lotta per la sopravvivenza del più
forte: quando un narcisista ne incontra un altro sul suo
cammino, avvertendo il pericolo di essere scavalcato, cerca di
metterlo in cattiva luce, attraverso aspre critiche, volte a
screditarlo del tutto.
Ma lo stesso può accadere se incrocia qualcuno dal quale
comprende di poter essere smascherato, salvando così le
potenziali vittime che stava per incastrare o quelle che già
erano cadute nella sua rete.

Il narcisista non può permettersi di soccombere né di fronte ad
un suo simile né tantomeno di fronte a qualcuno che si rivela
più forte delle sue tattiche manipolatorie.
Eppure in qualche maniera si può facilmente constatare quanti
narcisisti gravitino l’uno attorno all’altro, magari più per mutua
utilità, o almeno finché qualcuno non pesta i piedi all’altro.
Ovviamente l’altra categoria di soggetti con cui si
accompagnano sono i co-dipendenti, che li riforniscono
costantemente di quella benzina che funge da
approvvigionamento narcisistico, il nutrimento del loro ego
smisurato.
Molto spesso il narcisista si circonda però di persone peggiori di
lui, meno intelligenti, meno interessanti in generale: questo
aspetto, lungi dall’apparirgli svalutante, viene sfruttato per
sembrare (o sentirsi) sempre il migliore del proprio gruppo,
almeno di primo acchito agli occhi di un osservatore esterno.
Inoltre si può facilmente notare come i narcisisti in genere
utilizzino nelle loro valutazioni, anche per quel che attiene alla
moralità ed equità delle proprie azioni e comportamenti, due
pesi e due misure, a seconda che il giudizio riguardi i propri o
quelli altrui.
L’autoindulgenza assoluta riservata a sé stessi non trova il
minimo riscontro nella stima delle eventuali scorrettezze del
prossimo, anche quando siano meno gravi delle nefandezze
perpetrate a danno delle loro vittime dai narcisisti, convinti
come sono di potere e dovere essere assolti in quanto esseri
superiori cui tutto va consentito.
D’altronde nella loro totale mancanza di empatia nei confronti
degli altri, a maggior ragione dei propri partner o vittime in
generale, i narcisisti non provano alcun tipo di rimorso per le
sofferenze loro inflitte.
Ove mai dovessero riconoscere e assumersi una qualche forma
di responsabilità, lo farebbero esclusivamente se ciò potesse

assicurare loro un qualche successivo o immediato tornaconto
in termini di positiva valutazione sociale, ovvero quando li
facesse apparire una volta di più i migliori in un determinato
contesto.

Ad ogni modo lo scopo precipuo del narcisista è
essenzialmente quello di creare dipendenza nella propria
vittima.
Le strategie manipolatorie atte al raggiungimento di tale
obiettivo sono molteplici, ma spesso quella dell’abbandono

inatteso si rivela fra le più efficaci nei confronti di soggetti co-
dipendenti.

Dopo aver creato un forte legame col partner, attraverso
un’iniziale fase di intensa attività seduttiva, il distacco
improvviso mina del tutto le certezze dell’incolpevole vittima, la
cui autostima crolla tanto vertiginosamente quanto
rapidamente.
Il ritorno altrettanto inaspettato, caratterizzato spesso da
insperate promesse da parte del narcisista di stabilizzare il
rapporto in modo definitivo (attraverso convivenza, matrimonio),
ingenera nel partner vittima il desiderio di abbandonarsi senza
remore alla volontà del proprio aguzzino, a quel punto totale
padrone del campo e, soprattutto, della mente infragilita della
sua preda.
È l’inizio della fine: la fase di svalutazione degenererà
velocemente in quella della demolizione assoluta della
personalità.
I soggetti sani, se decidono di porre termine a una relazione,
per i più svariati motivi, non hanno alcun desiderio di infierire
sull’altro (o altra), a differenza del narcisista, che seguita a
controllare colui (o colei) che ha abbandonato senza motivi
apparenti.
Fa parte di una crudele strategia, tutta elaborata a tavolino,
calcolando quando possa giungere il momento opportuno per
riannodare i fili del rapporto e stringere in seguito ancor più forte

il cappio attorno al collo della sua vittima, soffocandone ogni anelito di libertà e fuga.

 

Credits: www.pierandreapriolo.it

Bibliografia: Bibi Hayworth, 7 anni di buio, Amazo